04 Agosto Calvi (Punta della Revellata)

 

Calvi è proprio una bella cittadina. Te ne accorgi da subito, appena entri al porto o superi le mura della cittadella. Vedi un sacco di gente, di tutti i tipi: ragazzi, ragazze, bimbi che giocano, vecchi che bevono e scrutano il mare, ricconi col panfilo o ciclisti maleodoranti venuti da chissà  dove (ehm…).

Nello spulciare la guida Routard, siamo incappati nei luoghi da visitare nei dintorni di Calvi. I nostri occhi sono brillati nel leggere di un faro poco fuori dalla cittadina, dove gli scogli, i fondali e la fauna marina la fanno da padrona… come rifiutare un così ghiotto invito!?

Dopo una colazione ricchissima (foto numero 1…) siamo partiti armati di canna da pesca, panino del supermercato e bici, alla volta della Punta della Revellata. Notate, oltre che agli scorci panoramici, lo stato degli stradelli per arrivare a quel maledetto faro… vi assicuro: una tragedia!

Dopo ore di sterrati, salite impossibili e un sole pungente, i nostri culi erano ridotti come due tavole di sughero sardo, di quello di qualità , e le gambe cominciavano a risentire della pendenza impossibile della strada. Il nostro ottimo senso dell’orientamento ha fatto sì che ci perdessimo almeno un paio di volte, andando a finire nella parte più bassa della punta. Non vi racconto della risalita, vi dico solo che a metà  tragitto abbiamo visto una donna, vestita da santa, con un aureola in testa, che ci salutava e sorrideva indicandoci col dito la direzione. Solo al ritorno, cercando su Google, ci siamo accorti che ella era Santa Caterina di Alessandria, santa protettrice dei ciclisti, dei carrozzieri, dei notai e di molti altri. Incontro interessante.

Dopo alcune ore di stradelli impossibili siamo giunti a una spiaggia di ciottoli e ghiaia, di fronte a una caletta abitata soltanto da un coppia di tedeschi nuda, abbiamo piantato la bandiera dei pirati e ci siamo cimentati in quella che per noi era una tappa fondamentale del viaggio tribale in Corsica: la cacciagione marina.

Armati di una sorta di arpione casereccio ci siamo tuffati nelle acque gelide corse alla ricerca di cibo. Non è tanto complicato indovinare l’esito della caccia: il niente. I pesci quasi ci schernivano. Le Triglie ci passavano accanto colpendoci il culo con la pinna, proprio a presa di culo.

Il massimo è stato raggiunto quando con uno scatto felino ho infilzato quello che sembrava essere un pesce ciccionissimo: peccato che fosse un comunissimo cetriolo di mare, attorno al quale i pesci mi osservavano con aria da Vis Pathè (ci mancavano solo i popcorn).

Abbandonata la caccia manuale, siamo passati alla raffinata arte della pesca con canna. Le nostre radici di provati cittadini, i nostri profondi studi informatici e medici e la nostra bibliotecaria attenzione ai documentari su Discovery Channel hanno fatto si che dopo 2 ore, ripeto 2 ORE di tentativi, siamo stati in grado di gettare l’amo in acqua con tanto di esca… viva !!!

Il sottoscritto è stato sotto il sole cocente per circa 1 oretta e mezzo tentando di pescare almeno uno stivale. Avrei voluto strappare la pagina della guida Routard e mangiarla al posto del panino di gomma che avevamo comprato al supermercato, tant’è che alla fine ho gettato la canna in terra e me ne sono andato dal panino.

A quel punto Francesco si avvicina con aria interrogativa al curioso strumento che era in terra, quello strano bastone con un filo trasparente al cui capo un mollusco lo guardava dicendo “aiutami Tola aiutamiiiii”.

Dopo aver capito la situazione, Francesco prende l’attrezzo e con uno slancio ginnico lancia per la prima volta l’amo in mare, canticchiando a bassa voce “… sorriiiiiiso di soleeeee Sampeiiiii … tatata tata ta tara ta ta….”. Il momento è stato biblico e sarà  ricordato come uno dei più significativi dell’umanità  intera: la scoperta del fuoco, l’uomo sulla luna, Francesco che pesca.

Passano sì e no tipo 30 secondi, il tempo di accendere la videocamera… ad un tratto accadde qualcosa. La fortuna ha voluto che in quel preciso istante stessi riprendendo proprio il novizio pescatore, il Tiger Woods dei mari…

Stremati per la faticosissima giornata, siamo tornati (bestemmiando per i sassi e le salite) verso il campeggio, dove ad attenderci c’era un ottima anguria proprio nel momento in cui abbiamo capito di non avere le forze per cucinare.