02 Agosto - Risalita dal deserto e Ile Rousse

Ed eccoci al dunque.

Come già  detto, siamo andati a letto abbastanza preoccupati e stanchi..più che altro stanchi di pensare a come fare a venire via da quel buco infernale di campeggio: la fatica di dover risalire gli inferi con bici e bagagli ci aveva fatto andare a letto con un mattone sullo stomaco.
Con la luce del mattino, quel campeggino devastato ci appariva quasi come un villaggio vacanze Valtour; la tenda impolverata sembrava dirci “dai, non smontarmi”; i bambini, che iniziavano a svegliarsi tutt’intorno, sembravano creature dolci e calme rispetto ai demoni del calcio balilla della sera prima. Purtroppo, però, sapevamo nel profondo che era tutto frutto della paura di affrontare la salita, in particolare un tratto di circa 1km, forse 2, soprannominato (da noi) “il passo del diavolo”, data la leggera pendenza del 50% che lo caratterizzava.

In un silenzio quasi assordante, abbiamo smontato il campo, facendo amicizia con una coppia di tedeschi che stavano a loro volta smontando. Il signore, dopo aver capito dal nostro inglese-italianizzatoche avremmo risalito gli Agriati con bici e bagagli, ha tirato fuori dal viso barbuto un’espressione di pietà  mista a stupore, incomprensione e disprezzo che non dimenticherò mai. Immaginate un volto fra Ghandi e Madre Teresa, Saddam e Bin Laden, Gattuso e Mike Bongiorno.
Dopo aver fatto finta di capire la metà  delle cose che tentavamo di spiegargli, ci ha salutato alzando la mano. Forse me lo sono sognato, ma giuro di aver visto il dito indice e il dito medio alzarsi, stile benedizione del Papa, ma ripeto: forse l’ho solo sognato.

Fatto cartella, siamo partiti con borracce colme di acqua e sali minerali. Dopo nemmeno 500 metri dal campeggio abbiamo ritrovato la mucca on the road del giorno prima. Simpatica.

La strada, inaspettatamente polverosa, bianca e “sassata” (termine coniato da Francesco proprio in questa vacanza che indica un terreno formato da sassi appuntiti bastardi di quelli che si piazzano, eludendo leggi fisiche come la forza di gravità , nella posizione più’ letale per piedi, ruote e copertoni), sembrava ancora risparmiarci dalle fatiche a cui ci eravamo preparati mentalmente. La scelta di partire col fresco era stata ottima, tanto che in poche decine di minuti avevamo letteralmente divorato diverse centinaia di metri.

In poco tempo siamo giunti al passo del diavolo dove abbiamo quasi finito le scorte idriche. Ecco una lezione che ricorderò fino a che campo: l’acqua che ti porti nel deserto è sempre meno di quella necessaria per attraversarlo. Segnatevelo.

Le salite sembravano non finire mai. Le bici sudavano più di noi. La catena sanguinava. Il contachilometri segnava Error. Francesco pure, segnava Error.

Ad un tratto, subito dopo aver superato il passo del diavolo e subito dopo esserci gasati a vicenda per l’impresa appena conclusa, da una curva si vede sbucare un bimbo di non più di 12 anni, con una BMX. Dietro di lui altre 2 ragazzette. Poi 2 mamme con gli zaini. Poi 2 padri con le rispettive bimbette.
Non vi dico lo sconforto: vedere i ragazzini percorrere il deserto come fosse una pista ciclabile mi ha tagliato le gambe in due. Questo il video della scena…

Siamo ripartiti in silenzio, quasi in penitenza.

Devo dire la verità : tutto quel lamentarsi, tutta quella paura covata il giorno prima, quel mattone che ci ha accompagnato per tutta la notte, han fatto sì che affrontassimo la salita nella maniera giusta, tanto che dopo circa 2 ore abbiamo intravisto la strada asfaltata. L’ultimo pezzo è stato epico. Sentivo la colonna sonora di Rocky echeggiare nelle mie orecchie, nonostante l’MP3 fosse chiuso nello zaino. Non vi dico l’esultanza all’arrivo sulla famigerata D81, la strada protagonista, insieme a Francesco.. c’è un aneddoto divertentissimo che vi racconterò un’altra volta.

Vittoriosi come l’Italia ai mondiali, orgogliosi come un kamikaze nipponico, contenti come un vagabondo da McDonald’s, siamo ripartiti fiduciosi puntando dritti a Ile Rousse, osservando dall’alto della D81 il Deserto sterminato e… sconfitto!

Se escludiamo qualche piccolo contrattempo come Francesco che ha perso la passata mentre eravamo lanciati a 40 KM/h in discesa, una specie di gara contro una macchinina della segnaletica stradale, una sosta in una spiaggia caraibica per fare il bagno e una sosta in un baracchino a mangiare le prelibatezze della regione, il viaggio è andato molto molto bene, considerando anche che la strada era praticamente nuova. Un piacere pedalarci sopra.

Dopo 6 ore piene di pedalata, di cui 2 buone nel deserto, siamo finalmente giunti al campeggino di Ile Rousse. Carino, magari un po’ troppo distante dal paese, ma forse è stato meglio così. Ci siamo piazzati sotto a una quercia gigantesca di cui abbiamo sfruttato ogni singolo ramo per piazzare vestiti, tanica dell’acqua, amaca e quant’altro. Peccato che formiche, ragni e scarabei avessero avuto la stessa nostra idea: ben presto ci siamo ritrovati a combattere una dura guerra contro insettiville.

Abbiamo cenato in centro, in un ristorante scelto praticamente a caso, dove abbiamo gustato una Paella FAVOLOSA a un prezzo decente. Non ricordo minimamente il nome del ristorante, comunque è in fondo a una delle tre stradine accanto alla piazza principale, dove fra l’altro ci sono 2000 ristorantini tipici. Beh questo è molto caratteristico, coi piatti quadrati e i bicchieri pendenti come la Torre di Pisa, per intenderci.

Siamo stati protagonisti anche di una scenetta abbastanza imbarazzante insieme a un cameriere di una gelateria corsa, al quale abbiamo cercato di spiegare che volevamo due bicchieri d’acqua del rubinetto. Non vi dico la fatica per farglielo capire, e questo qui che invece di parlare, urlava. La gente ci guardava con disprezzo, qualcuno anche con pietà . Alla fine, grazie a una interpretazione gesticolare magistrale di Francesco, che ha mimato con le mani una cannella dell’acqua (avanti, provateci se ci riuscite), il cameriere, come fosse a un gioco a premi, è sobbalzato esclamando (o meglio, urlando) “Ma uiiiiii: LE RUBINEEETTTTT!!!!!“. I due cantanti di strada che stavano suonando accanto a noi hanno interrotto l’esibizione, le persone che canticchiavano tutte intorno le canzoni popolari corse si sono girate di scatto serissime, i bambini che giocavano a nascondino sono usciti fuori dai rispettivi nascondigli, un pastore tedesco, intento a metter su famiglia con una bassottina nera, ha iniziato a ringhiare, dando tregua alla malcapitata: una scena da film. Noi ci siamo guardati, e con nonscialance abbiamo sussurrato, con lo sguardo basso, le uniche parole che le nostre menti hanno potuto raccogliere in mezzo al niente che le riempivano: “Berlino 9 Luglio 2006, campioni del mondo“…

Come già  accaduto, abbiamo mangiato il gelato in silenzio, consci di aver fatto una figura di merda storica. Dopo il gelato ci siamo involati a nanna, assieme ai nostri nuovi amici di insettiville.