03 Agosto - Da Ile Rousse a Calvi
La mattina del 03 Agosto è stata abbastanza dura. Sarà stato il fatto che il posto era davvero tranquillo, o forse sarà stata la mangiata del giorno prima. Non so, ma è stato il classico risveglio dal quale le gambe, la voce e i pensieri sembrano esserne totalmente estranei, di quelli che ti alzi dal letto e passano almeno almeno 10 minuti nei quali vaghi come uno zombie trascinandoti dietro almeno una gamba e un braccio.
Nella notte abbiamo subito un attacco da insettville. Siamo riusciti a immortalare il contrattacco durante il quale abbiamo sfruttato la nostra artiglieria pesante per far capire chi comandasse in quel campeggio.
Si consiglia la visione di questo video a un pubblico adulto e digiuno. Il contenuto potrebbe turbare i sogni prossimi venturi del lettore. Grazie.
Dopo aver resettato psicologicamente l’insetto e riposto tutti i bagagli al loro posto, siamo ripartiti alla volta di Calvi. La fame (nonostante il banchetto della sera prima) si stava facendo sentire, così abbiamo deciso di fermarsi ad un bar per la strada.
Poco dopo il campeggio abbiamo trovato un supermercato all’ingresso del quale si ergeva una “catena di montaggio” per croissant, pain au chocolat e baguette (penso che il termine giusto dalle nostre parti sia fornaio). L’odore era inebriante tanto che ci siamo fiondati dentro lasciando le bici cariche legate fuori dal supermercato, davanti a una pattuglia di polizia che ci guardava con il classico occhio corso che sembra dirti “Che cazzo guardi?”.
Il supermercato era molto molto continentale, nel senso che sembrava di essere in italia e non in un paese sperduto della Corsica, tranne per il fatto che c’era anche un bar proprio davanti al fornaio, spostato leggermente sulla destra, dentro una specie di atrio nascosto. Il bar era carino, tutto colorato di verde e arancione, con i tavolini davanti al bancone. A metà strada fra il fornaio e il bar c’era un altro tavolino, molto simile a quelli del bar, che perಠera distaccato sia da uno che dall’altro. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo messi comodamente seduti a sbranarci orgogliosamente i nostri croissant, convinti del fatto che quella mattina nessuno poteva chiederci 1,5 € per un bicchiere d’acqua!!!
Ad un tratto dal bar arriva una cameriera sorridente che, una volta arrivata al tavolo inizia a guardarci con pietà e compassione, quasi per dire “Povero italiano sprovveduto, sei caduto nel tranello“. Solo allora ci siamo resi conto della scritta sulla nostra fronte che lampeggiava: SOMARI!!!!
Pi๠o meno le cose sono andate così:
Cameriera: “Buongiorno, cosa posso portarvi?“
Mente di Francesco: “……………………”
Leo: “Ehm… si… ehm… cazzo… prendiamo una bottiglietta di acqua naturale“
Cameriera: “La volete grande o piccola?“
Mente di Francesco: “……………………”
Leo: “Piccola, per l’amor di Dio… PICCOLA!“
La cameriera se ne torna con una micro bottiglia da 0,33 di acqua Saint Georges costata 2 € maremma ladra 2 €!!!!! Anche il Vis Pathe di Firenze si inchina a tanta sfacciataggine.
Siamo ripartiti con la pancia piena e il portafogli vuoto alla volta di Calvì. L’itinerario segnava 25 km di strada mista. In effetti il sole di mezzogiorno e le salite bastarde (quelle che si estendono per chilometri con una pendenza minima che ti logora piano piano) hanno messo a dura prova la nostra forza di volontà . Per fortuna il panorama era da cinema.
Peccato che dopo pochi chilometri si sono fatti sentire i primi segni di squilibrio mentale.
Dopo l’ennesima salita, abbiamo intravisto all’orizzonte due pazzi come noi, in sella alla proprie bici (senza bagagli, ci tengo a precisarlo), che avanzavano affannando come scandinavi nel Sahara. Li abbiamo superati con un certo stile (io ridevo a squarcia gola indicandoli stile bimbo di 8 anni). Dopo poco sono stati loro a superarci. Insomma è partita la sfida. Da buoni italiani ci siamo fatti valere. Peccato per la sosta fisiologica obbligatoria: stavo morendo! Sarà argomento di discussione futura il fatto che erano 6 giorni che non andavo in bagno, e quelle salite, quel sole, la tensione della sfida ciclistica stavano montando una sensazione grave dentro di me. Un ottimo campo sterrato ha fatto da cornice all’evacuazione. Per adesso mi limito solo a darle un aggettivo: significativa.
Verso le 13.00 siamo giunti al cartello di Calvi e con nostro stupore, proprio lì sotto, c’erano i nostri nemici di sventura che con soddisfazione stavano facendo le foto sotto il cartello di Calvi. Per onore dello sport li abbiamo aiutati e loro hanno fatto lo stesso con noi.
Che Calvi fosse una cittadina molto carina lo sapevo già dalla vacanza del 2003. C’è tutto: gioventà¹, divertimento, localini fighi , quelli folkloristici e tanti, tanti ristoranti e bar dove dar sfogo alla fame che ci stava logorando. Ci siamo fermati a un barrettino sul porto molto carino che serviva dei catini pieni di gelato a prezzi onesti (per la Corsica si intende!).
Dopo il ristoro siamo andati alla volta del campeggio che sulla guida reclamizzava come il campeggio ideale sia per il costo che per l’ambiente. Un campeggio niente male dopo tutto, tranne forse per il sovraffolamento (ho visto per la prima volta una tenda a castello!). Scherzi a parte a noi del sovraffolamento ce ne fregava proprio poco considerato lo stile nomade del nostro pellegrinare.
Abbiamo fatto subito amicizia con una paffuta ragazzetta francese (20 anni si e no mi pare), che dopo averci osservato montare la tenda con fare paraplegico, ci ha gentilmente donato l’attrezzo che tutti i campeggiatori dovrebbero avere ma che noi abbiamo deciso di tralasciare inserendolo negli oggetti inutili: il martello pianta picchetti. Non ricordiamo il nome ma per la privacy la chiameremo Hammergirl (donna martello). Durante l’allestimento del campo, abbiamo dedicato 5 minuti alla nostra demenza:
Dopo aver montato il campo abbiamo avuto anche il tempo di farci un sano e meritato bagno serale con relativo “momento romantico” al tramonto. Ci tengo a precisare che per romantico si intende solo ed esclusivamente IL CONTESTO, non comportamenti o desideri….. mmmmhh…
La serata è trascorsa bene, siamo andati ovviamente a Calvi e abbiamo fatto un salto in un paio di locali al porto. Tutti disco bar pub con la musica a palla e i tavolini fuori. Qualcuno inguardabile, qualche altro veramente piacevole. Sorseggiando il nostro drink serale, prendendo un po per il culo i passanti, siamo arrivati all’ora giusta per rincasare nella nostra tenda profuga.

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